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Al fianco dei cittadini
mercoledý, 12 settembre 2012 ore 10:15
Lavori in economia: il proprietario Ŕ datore di lavoro

Sempre dovuta la messa in sicurezza per il privato, responsabile degli incidenti in casa

 

di Avvocato Francesco Bianco

Con la sentenza n. 42465/10 la Corte di Cassazione ha ribadito la posizione di garanzia del privato cittadino che si avvale di manodopera all’interno della propria abitazione, respingendo il ricorso proposto contro le sentenze di primo e secondo grado che ne statuivano la condanna, a otto mesi di reclusione, per un incidente mortale subito dall’artigiano al quale erano state commissionate opere di manutenzione e risanamento da eseguire in altezza.

Questo è l’epilogo di una vicenda giudiziaria iniziata nel 2001 e che non poche perplessità aveva suscitato in ordine all’applicazione delle norme in materia di sicurezza, stante l’assenza della figura tipica del datore di lavoro, destinatario principale dei precetti normativi; basti pensare che la Procura della Repubblica procedente avviava le indagini contro ignoti.

Infatti, lo sfortunato artigiano eseguiva le opere commissionategli in autonomia, al termine della propria attività lavorativa svolta alle dipendenze di un’impresa artigiana; tanto da non consentire alcun indennizzo da parte dell’Inail.

L’incarico conferitomi dagli eredi del defunto artigiano mi consentivano di sostenere quanto i modelli di prevenzione, ideati dalla normativa di recepimento delle direttive comunitarie (con particolare riferimento al D. Lgs. 626/94 e D. Lgs. 494/96), peraltro confermati con ulteriore chiarezza e incisività con le ultime riforme, abbiano esteso il concetto di datore di lavoro, individuandolo attraverso considerazioni di fatto che inducono a superare i cancelli dell’art. 2082 del codice civile.

Pertanto, colui che all’interno della propria abitazione affida l’esecuzione di lavori a chi non è titolare di impresa, come spesso accade nella realtà di tutti i giorni, specie quando si tratta di piccoli lavori in economia, deve essere individuato come datore di lavoro, quindi, destinatario di tutti gli obblighi imposti in materia di sicurezza.

Il principio, oltre che consentire l’apertura del procedimento penale per omicidio colposo nei confronti del proprietario/committente, ha consentito, appunto, la condanna definitiva di quest’ultimo.

Del resto le responsabilità penali del committente sono state estese con il D. Lgs. 81/08 (Testo Unico della Sicurezza).

Ebbene la vicenda impone considerazioni che credo debbano andare al di là di quelle meramente interpretative dei principi di diritto che hanno portato gli ermellini a questa statuizione, seppure la circostanza che il Procuratore Generale presso la Suprema Corte abbia chiesto la riforma della sentenza di condanna, imporrebbe un maggior approfondimento; ad ogni buon conto, l’aspetto rilevante della vicenda deve ravvisarsi nella “straordinaria scoperta” che la sicurezza nei luoghi di lavoro non deve rappresentare un serio interesse solo per il mondo dell’impresa e delle professioni ma deve radicarsi nelle coscienze di ogni individuo per rappresentarne un valore imprescindibile.

Se e quando questo avverrà, solo allora potremo riconoscere ed affermare di aver radicato, nel tessuto sociale del nostro paese, una vera cultura della sicurezza.

 

Avv. Francesco Bianco (foro di Brindisi)

Atttribuzione

   

 

Parole chiave: lavori in economia, responsabilitÓ privato per lavori in casa

 






 

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